Ci s ono indiscutibilmente luoghi e persone che possiedono il Dono.
Già, il Dono.
L'infinita capacità di conquistarti, la certezza di sapere che tutto intorno è storia, che pervade, insegna e fa star bene.
Storia di uomini e natura, di sacrifici e passioni sfrenate, di sangue della vite che scorre e tumultuoso giace, che rallenta ma solo per rincorsa e poi accelera schiumoso nell'onda del vanto e nel vezzo dell'inutile ormai scoperto indispensabile.
Il dono lo intravedi, sempre.
Nell'ordinata disposizione delle cose che risultano adagiate e mai cadute, poggiate con garbo e mai buttate, mescolate con stile nel percepire e mai shakerate dal cattivo gusto nel nostro moderno galleggiare.
L'equilibrio è il Dono, il gusto dell' eleganza che pervade e, saggiamente conquista.
E' la classe mai ostentata che trovi per le strade ed i sentieri sterrati, fra case e cortili dai camini fumosi, nelle pietre tenute dal sale e gerani che adornano piccoli angoli di paradiso.
E' in una fila di panni stesi fra un balconcino e l'adiacente, che comunica una umanità colorata, ora ferma, ora capace di ondulare in un sorriso radioso, sincrono al respiro del mondo.
La Toscana è un impegno, un Dono d'amore fra il secolare rincorrersi delle albe e dei tramonti che ciclicamente si mordono in un magico testacoda mai uguale a se stesso.
Un respirare fra le valli che quotidianamente si concede, ma non a tutti.
E' il volo di un falco ed il posar di foglie in autunno, che cadono soltanto dopo lo stupore nel viraggio da un verde ad un pallido ruggine , al rosso infocato e al giallo piroettare fra mille e mille compagne nel vento.
Si concede soltanto a chi ha scelto di vederla, dando animo e fiato, sudore e fatica e non soltanto occhi leggeri per guardare. Allora la vedi guardando,angoli d'eccellenza come l'Aretina Cortona che da sola potrebbe descrivere perfettamente, l'anima e il Dono.
Una natura elegante e mai prepotente ed un rispetto per la terra che ripaga a mani ricolme da sempre e fino a quando sudore e sacrificio dell'uomo ci sarà.
Il Dono di queste terre è il syrah, coltivato per convinzione più che per disciplinare e spaventoso in essenza ed estratto tanto da possedere e non a caso, deliziose caratteristiche da Côte Rotie.
Un blazer tagliato in nero e sfumato in lavagna nel suo impreziosirsi da fazzoletto Hermitage al taschino, portato con l'eleganza sostenuta e convinta della nostra inconfondibile, profonda territorialità.
Un sangue caldo e viscoso che prende vita da un territorio caratterizzato da arenarie, marne e scisti, con presenza di depositi fluvio-lacustri, di argille e di detriti di falda, capaci di rendere in vigna un frutto potente e strabiliante trattato con classe e lungimiranza dagli uomini dei Tenimenti Luigi D'Alessandro.
Degustiamo oggi il nuovo cru dell'azienda, quel Migliara che, nato da una felice vendemmia 2006 già foriera di altri splendidi millesimi di terra toscana, ha già ampiamente fatto parlare di sé e ancora molto a lungo lo farà per una sicura longevità ed una classe mai provata prima in un prodotto cosi' in fasce eppur così maturo.
La tavola è imbandita, Mariella ci accoglie come sempre quale ospite perfetta ed attenta, Claudio è un sorriso sincero e pacche rugose in spalla mentre il primo, vero attore della serata ci guarda convinto di stupire, sfoggiando una meravigliosa veste grafica ideata dallo Studio Doni & Associati di Firenze.
Un "noir sur blanc" vezzo della valle del Rodano ed italianizzato in uno scritto di Ghibellina eleganza.
Una parola, Migliara, che ancheggia sulla carta fra sbuffi e svolazzi mai eccessivi e a tratti, nei giochi delle linee, risulta simpaticamente indispensabile.
Mentre assaggiamo il nuovo rosè di Claudio che mi distrae attentamente per colpa di una nuvola di fragoloso brivido in una fresca e papaverica giovanile perfezione, il collo lungo di un vitreo cigno regala un tappo perfetto, corto come si usa nei lunghi cristalli e pronto ad accogliere in una sughera alcova, per anni ed anni ancora il grande frutto di un eccelso terroir.
Mi domando, da dove devo principiare per descrivere un vino che sappiamo sarà al massimo della forma molto più in là ma che dovrebbe essere fantastico ora, a soli quattro anni dalla vendemmia?
Cosa bisogna scrivere per dare l'idea di cosa vi è in fondo ad un ballon oggi, nella prospettiva sicura di cosa vi troveremo domani?
Ci proviamo, con la visiva certezza che solo vederlo scorrere verso il bicchiere rende ragione della grazia della natura nella beltà liquida di un tannino elegante e stipatamente convincente.
Si stiracchia vezzoso, sfoggiando un rosso carminio tendente ad una glicerinosa porpora e lui sta', fermo in attesa.
Allora lo osservo e lei c'è, prepotentissima. Un'unghia nettissima che urla dal vetro riflessi cardinalizi in violaceo viraggio. Eccolo il netto segno di una giovanilissima creatura, colori di un'alba che non è ancora ma che radioso splendore sarà.
Passo di bimbo che ha dinanzi tutta la strada del mondo e mille scarpe per camminarla.
Agito il ballon e lui mi segue, arca il vetro salendo come spuma di mare ma scorta di lontano, senza rumore e con facilità. Lacrime di rosa nera in carminio splendore impilano archi strettissimi di una bellezza infinita che lentamente decadono in perle grasse e preziose. Senza fretta persistono delineando un mondo senz'angoli che quasi ci commuove.
Claudio in silenzio avvicina naso quasi con timore. E' un vino che merita diverse olfazioni e la prima è di puro stupore.
Lo seguo ma è difficile staccare l'occhio dallo spettacolo quasi pirotecnico che il liquido compie sul cristallo. Mi aspetto la scuola francese dei vini chiusi con viogner ed allora attendo il pepe ed il cacao mentre il naso è incantevolmente inedito e di classe infinita e mi burla nella sua delicatissima lezione di un vino già pronto che crescerà.
Borotalco, una nuvola intrigante e femminile tinge di rosa tutt'intorno, un piumino svolazzante che appaga e colora immediatamente, seguito da un caramello appena accennato mai bruciato e poi a chiudere un cadeaux di frutti rossi e, incredibile novità, una cucchiaiata freschissima di budino. Attendo impaziente fra una chiacchiera e lo stupito piacere ed in seconda olfazione lui cambia ancora.
Da fresco campione cresce lentamente e dà di sé espressioni diverse di una stessa stoffa di gran pregio. Un patchwork di profumi, dalla marasca selvatica alla rosa canina, poi pepe rosa mai coprente e una nota di zenzero ricchissima e vanitosa.
La sensazione netta che sento fra tutti è la difficoltà di portare il bicchiere alle labbra, nella certezza di perdere qualche dono che il Migliara vuole ancora elargire. E allora?!
Furore di frutta di sottobosco, civettuolo bouquet di mirtilli e lamponi su un letto di amarena appena spiccata e nitida sensazione di una composta di prugna matura in continuo divenire verso un cioccolato bianco fresco ed estivo che ci prende per mano portandoci verso una rugiadosa macchia mediterranea e allora mirto, rosmarino, e ginepro quasi carezzato da una menta sottile e leggera.
Poi pepe nero, rombo che ti conquista e fuoco sotto la cenere. Eccolo il syrah, sua maestà che nasce e regna, spinto da un viogner che chiude in coda esaltandone ancora di più la persistenza.
Punge alla bocca come pruno di rovo e rimane resistendo anche al chiudere, in un ematico ricordo che persiste infinito.
E noi siamo lì, aggrappati alla benedetta e naturale voglia di risentir da capo l'ennesimo caleidoscopio di profumi e sensazioni gustative così ricche ma così snervantemente eleganti.
Un bambino dai corti calzoni, che uomo maturo diverrà, una donna di una bellezza senza tempo in bianco incarnato, naturale contrasto di purpureo frutto femminile alla maturità. Una promessa lussuriosa mantenuta di già ed una voluttuosa carezza da padre in padre, eredità della storia in un girotondo visto dai piccoli e giocato dai grandi, nel compiuto e ancora da compiersi, perfetto cerchio della vita.
Questo è il Migliara, questo il syrah di Cortona, un cru che inorgoglisce e che costringe ad averne per vederlo diventare uomo e a berne subito per non perderne gli attuali, preziosi regali da bimbo maturo.
Ci guardiamo stupiti, firmiamo l'etichetta con la promessa di riprovarlo alla maggiore età.
Saluto Claudio e Mariella impagabili e senza i quali non faremmo degustazioni memorabili, Emiliano che, da ottimo "discepolus Loreti" ha arricchito il desco con attenzione e perizia dimostrando di poter crescere notevolmente. Un pensiero a questo punto lo devo ai ragazzi di Tor Vergata che, nonostante tutto, mi seguono nell'ignoto.
Beatrix che ci crede con la forza di un effetto Serra. Valerio che svilupperà un buon palato, smettesse di fumare. Pierluigi che ha un buon naso ma ancora non lo sa. Alessandro che già degusta con la classe del "Professore" ma deve ancora camminare prima di correre e tutti gli altri che son già saliti a Zagarolo e che ci saliranno, volessero seguirmi.
Abbraccio da ultimo, anestetizzato dalla tranquillità del foglio virtuale, i padri di questo capolavoro enologico e, orgoglioso anch'io, sento stasera più vicina la Francia, regione italiana in terra d'Arezzo. (Voto 92/100)
Francesco Oristanio
Valutazione:
Francesco Oristanio & Claudio Loreti |